Certo Che Si Può!

Sei giovani di Worb, nel Canton Berna, osano la grande avventura. Cento chilometri a piedi in quattro giorni affidandosi solo a loro stessi. Senza cellulare, senza cartina e quasi senza soldi.

Sotto la croce raffigurante Gesù Cristo c’è aria di crisi. Poco fa, i sei giovani e i loro accompagnatori camminavano ancora allegramente attraverso il Senseland friburghese. Ora i ragazzi, dai 10 ai 13 anni, stanno accasciati nell’erba che arriva loro alle ginocchia. Hanno già percorso 70 chilometri e gliene restano ancora 30. Al solo pensiero del tragitto, gli zaini di 14 chili che penzolano dalle loro spalle, sembrano pesare il doppio. E pensare che domani, dopo quattro giorni di rinunce, i ragazzi vogliono raggiungere Worb, loro domicilio nel Canton Berna. Lasciarsi stringere tra le braccia dai genitori, fare la doccia, dormire comodamente nel proprio letto: tutto ciò sarà possibile solo se ora superano la crisi e vanno avanti sulla proverbiale via di casa.

Artefici della propria giornata
«Heiwäg», che in dialetto svizzero tedesco significa appunto «via di casa», è anche il nome del progetto al quale i giovani partecipano di loro spontanea volontà da ben tre giorni. Viene proposto in diversi comuni bernesi, per esempio dalla Offene Kinder- und Jugendarbeit Worb, che si occupa di animazione socioculturale per bimbi e giovani. L’iniziativa è sostenuta dal progetto Kebab+ del Percento culturale Migros. L’idea è di «mollare » i giovani a 85 chilometri da casa loro, in un punto sconosciuto. Entro quattro giorni, devono rincasare a piedi, senza consultare una cartina o il cellulare. Devono chiedere la strada da seguire, organizzare i pernottamenti e procurarsi da mangiare da soli. Non è permesso portarsi appresso del cibo. Le ragazze e i ragazzi di Worb hanno ricevuto 30,75 franchi – somma corrispondente al codice postale di Rüfenacht, il comune vicino a Worb. Cucinano sui fornelli a gas che si portano appresso. Sul loro percorso verso casa i giovani sono accompagnati da adulti. Questi hanno il diritto di esprimere il loro parere, ma non hanno potere decisionale. Ciò significa che i grandi possono sì dire la loro, ma devono accettare le decisioni dei giovani. Questo vale anche per Nicole Hug (29 anni), animatrice socioculturale e responsabile del lavoro giovanile a Worb. Anch’essa sta seduta in mezzo al prato. «Quest’esperienza intensa di quattro giorni permette ai giovani di capire in modo immediato che cosa significhi assumersi delle responsabilità e che cosa ne consegue», osserva. E aggiunge: «Le conseguenze, sia quelle positive sia quelle negative, devono portarle loro.» Timon Lüdi (26 anni), che è praticante, annuisce con il capo: «Inoltre, nel gruppo, i giovani devono arrivare a un consenso tenendo conto dei diversi punti forti, delle idee e degli interessi di ognuno. Molti così imparano a conoscere meglio le loro qualità e capiscono cosa possono ottenere sfruttandole.» Hug e Lüdi sottolineano che il progetto «Heiwäg» è molto più di un’avventura. È una scuola di vita.

Accordi e compromessi
Sotto il crocifisso volano le frecciate. «Volete continuamente fare pausa», reclama Corina (13 anni) quella con le ali ai piedi nel gruppetto di Worb. «Così non ce la faremo mai e poi mai ad arrivare a casa. Dobbiamo andare avanti.» Leandra (13 anni) e Nicos (12 anni) scuotono le loro teste arrossate: «No, no, no! Siamo distrutti, abbiamo bisogno di una pausa. Una lunga pausa!» Nicole Hug osserva l’andazzo, poi chiede: «Cosa volete fare: andare o restare? Conosciamo tutti il traguardo e sappiamo quanto tempo resta.» I ragazzi valutano, decidono, respingono le decisioni e arrivano ad un accordo: continueranno per almeno altre quattro ore – ma con sosta ogni mezz’ora. Il gruppetto è partito due giorni fa da Lessoc, nel Canton Giura. Il percorso verso casa li ha portati dapprima lungo le sponde del Lac de la Gruyère, poi attraverso Tentlingen fino a Tafers. Ora si trova poco prima del confine con il Canton Berna. Le ragazze e i ragazzi si sono lasciati guidare dalle indicazioni di perfetti sconosciuti – non sempre a loro vantaggio. Per vie traverse si sono aggiunti 15 chilometri, che hanno consumato le forze e le suole delle scarpe. «Ahia», dice Sara (13 anni) tendendo in alto la gamba sinistra. «Ho già cinque vesciche.» Ride, chiede un nuovo cerotto e lo incolla sull’alluce, prima di infilarsi di nuovo le scarpe. «Finito. Possiamo continuare.» Poco prima dell’imbrunire, i giovani raggiungono il fiume Sense e quindi il territorio bernese. Ma non c’è nemmeno l’ombra di una fattoria dove passare la notte. «In cima al colle ce n’è qualcuna», dice l’accompagnatore Timon, «dobbiamo però continuare per altri 30 minuti fino a lì.» Piovono i reclami ad alta voce, poi i ragazzi e le ragazze si mettono in marcia. Il cielo si sta oscurando con dei nuvoloni scuri, c’è aria di temporale. «Speriamo di avere fortuna come ieri », dice Sara. Una famiglia di contadini li aveva ospitati nel fienile, avevano addirittura potuto cenare sulla veranda e ricevuto in regalo una grande treccia al burro al momento di ripartire.

Che bello rivedere i genitori!
Allora avanti. Raggiungono la frazione di Oberried e bussano alla prima porta, che però rimane chiusa. Non c’è nessuno. Il secondo tentativo porta il sollievo: il contadino André Zbinden presta orecchio alle richieste dei viandanti e li asseconda. «Potete dormire nel fienile», dice, «ma niente fuoco.» Poco dopo, i giovani sono infilati nei loro sacchi a pelo – e sognano. Sognano il giorno dopo, l’arrivo a Worb, le lasagne e l’insalata che i genitori avranno preparato per loro. Anche se non sono ancora a destinazione, per alcuni è già chiaro che l’anno prossimo parteciperanno di nuovo all’avventura – per poi pentirsi amaramente della loro decisione una volta partiti.