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Novità Dal cuore della Valle Onsernone arrivano due innovativi prodotti a base di pregiata farina di mais macinata a pietra

L’infaticabile Ilario Garbani-Marcantini, promotore e responsabile del progetto di rilancio della Farina Bóna onsernonese, in collaborazione con il Museo Onsernonese e con il mugnaio Marco Morgantini ha sviluppato due nuove delizie a base di granoturco ticinese: la Farina «Masnada Gròssa» e le gallette «Galétt de Carlón». Come tutti prodotti a base di Farina Bóna già venduti da Migros Ticino, nella fattispecie il gelato, i biscotti e la farina meschia, anche queste due novità sono elaborate all’interno degli spazi dei due Mulini restaurati di Vergeletto e Loco. La «Masnada Gròssa è una farina integrale per polenta a base di semolino di granoturco. È macinata come avveniva in passato presso le popolazioni locali, ossia senza subire l’operazione di setacciatura. Unica nel suo genere, è ottenuta da mais coltivato da alcuni agricoltori sul Piano di Magadino. «Si tratta di un prodotto naturalmente senza glutine, ed è ideale per chi segue un’alimentazione equilibrata » spiega Ilario Garbani-Marcantini. «Esso permette di cucinare una polenta squisita, dal gusto pronunciato e dalla consistenza marcata. La preparazione è semplice, basta cuocere la farina nell’acqua calda rimestandola regolarmente per un’ora e mezza». L’altro prodotto della Valle Onsernone arrivato da poco sugli scaffali dei supermercati Migros sono le gallette di mais arricchite con Farina Bóna, una specialità particolarmente innovativa per il mercato ticinese. «I “Galétt de Carlón” hanno una storia decisamente curiosa », precisa Ilario Garbani-Marcantini. «Davide De Lise, di Ivrea, in Piemonte, in occasione di un soggiorno nel nostro Cantone, si “innamora” della nostra Farina Bóna onsernonese. Essendo un prodotto non reperibile in Italia, vuole provare a creare qualcosa con esso: nasce così un formaggio alla… Farina Bóna». Davide porta il prodotto per farlo assaggiare a Ilario e ad alcuni amici ma, anche se il gusto c’è, dopo qualche tempo il formaggio diventa troppo asciutto. «Dopo qualche mese Davide si ripresenta da noi con un paio di belle luganighe, anch’esse alla Farina Bóna. Il prodotto risulta particolarmente gustoso, ma purtroppo i problemi di importazione ci fanno desistere. Passano ancora diversi mesi, ed ecco che Davide ritorna con un nuovo prodotto a base della nostra farina: le gallette, sviluppate in collaborazione con una sua amica che le produceva già da un po’. La specialità risulta veramente ottima e in un baleno del pacchetto che ci aveva portato non resta più nulla!». Convinto del potenziale di questo nuovo prodotto, Ilario decide di provare a confezionarlo in valle: «Una volta presa la decisione, si trattava di risolvere i problemi legati all’investimento per l’acquisto del macchinario necessario alla sua produzione. Dopo qualche tentennamento, finalmente la macchina arriva a Vergeletto e ora si trova accanto alla nostra vecchia tostatrice del mais in “pensione attiva”». Le gallette di mais con Farina Bóna sono ottime da sole, sgranocchiate come snack in ogni momento della giornata, ma possono essere consumate anche come sostituto del pane, durante l’aperitivo farcite con gli ingredienti più disparati oppure quale sostituto alle classiche patatine chips.

Farina Bóna: una farina di mais tostato con una bella storia alle spalle Il mais (Carlón in dialetto locale) giunse a Vergeletto agli inizi del 19° secolo su iniziativa di Carlo Borromeo, che ne aveva intuito il suo potenziale alimentare. Nunzia, la mugnaia del villaggio, fece col mais ciò che si faceva già da secoli con la segale: tostò i chicchi di mais in padella fino a quando iniziarono a scoppiettare. Ecco che erano nati gli ancestrali «Pop-corn», una ghiottoneria molto amata dai bambini e di cui si riempivano le tasche prima di andare a scuola. Ma questa è solo una delle ipotesi legate alla nascita del prodotto. A Loco, sembrerebbe invece che fu il prete del villaggio, Cesare Nottaris (1857- 1932) a dare il via alla tradizione della Farina Bóna. Successivamente se ne occupò anche un maestro di scuola, un certo Giuseppe Rima, detto «Pepp». Sia quel che sia, la storia delle origini di questo prodotto è davvero bella ma in parte ancora da scoprire. Quel che è certo che il prodotto è conosciuto con il nome di «Farina sec’a» a Vergeletto e «Farina Bóna» a Loco. L’alimento veniva mangiato quotidianamente dalle popolazioni vallerane, quasi sempre con del latte caldo o freddo, oppure con l’aggiunta di un po’ di burro e sale.