L’Oro Bianco Che Vien Dal Pascolo

Con la produzione di latte sostenibile, la Migros vuole promuovere il benessere delle mucche e proteggere l‚ambiente. Una visita alla fattoria della famiglia Perrin a Petit-Martel, nel Canton Neuchâtel, mostra come funziona.

Se conosce i nomi delle sue 52 mucche e dei suoi 40 vitelli? Loïc Perrin (31 anni) guarda il giornalista un po’ irritato: «Certo! Di molti animali ricordo anche la data di nascita.» La sua relazione con Delia, Dolly, Popstar e le altre mucche sarebbe profonda, proprio come quella con il suo cane Molly. «Per me le mucche non sono macchine da latte, ma animali domestici. Sono cresciute qui da noi e sono parte della famiglia.» A questa appartiene anche il possente toro Fatal, che in questo momento, in un angolo della stalla, si gode una soave melodia che eccheggia dalla radio. Si sente e si vede: gli animali qui stanno bene. E presto staranno ancora meglio. Loïc Perrin sta pianificando con suo padre e i suoi fratelli una stalla spaziosa con possibilità di uscita all’aperto. Dietro la stalla attuale si ergono già verso l’alto i profilati di costruzione. Presto le mucche saranno libere di girare a loro piacimento e di scegliere autonomamente quando dare il latte al robot di mungitura. «Un investimento nel benessere degli animali», spiega il contadino.

In sintonia con la natura
L’azienda IP-Suisse della famiglia Perrin sull’alpe Petit Sommartel a 1300 metri sul livello del mare è una delle 37 aziende pilota, che hanno testato nell’ultimo anno le nuove linee guida per la produzione del latte sostenibile (vedi riquadro a pagina 28). Lo scopo principale del programma è quello di promuovere il benessere delle mucche nonché la protezione dell’ambiente. Due ambiti che stanno molto a cuore a Loïc Perrin. «È la natura che detta i ritmi, non il contrario. E chiede rispetto e considerazione. Chi le rema contro, distrugge lo stesso fondamento della sua vita.» Allo stesso tempo, Loïc Perrin deve attenersi alle regole del mercato. Tutti i giorni la sua azienda consegna una quantità di latte fresco determinata contrattualmente e corrispondente annualmente a 221 000 chilogrammi. Si munge due volte al giorno, la sera e al mattino presto. Verso le dieci di mattina, uno dei fratelli guida con la vasca di raffreddamento a uno dei punti di raccolta che si trova a Les Coeudres. Lì, il latte viene pesato e analizzato. Quantità, contenuto di grassi e proteine, tutto deve quadrare. Il suo lavoro è «un costante esercizio di equilibrismo», afferma Loïc Perrin. «Il latte è un prodotto della natura ed è soggetto a fluttuazioni. Le mucche non danno sempre la stessa quantità di latte. Anche la qualità può variare. Dipende tra l’altro dal mangime e questo a sua volta dal tempo che fa fuori. Il mercato però promuove un prodotto standardizzato.» E il contadino si sforza di trovare un equilibrio tra l’imponderabilità della natura e le regole del mercato. Ogni mese Loïc Perrin fa controllare le sostanze contenute nel latte di ogni singola mucca. E quando una di queste mangia troppo poco al pascolo, quando è malata o indebolita dal parto, i risultati possono variare. Se necessario Perrin integra i minerali carenti con un mangime apposito, studiato a seconda delle singole esigenze. Ma mai, dice lui, darebbe agli animali degli antibiotici per evitare malattie e perdita di latte.

L’erba fresca, che beneficio!
Il contadino rinuncia anche a un’alimentazione complementare contenente soia, colza o frumento. Sarebbe «troppo caro», «non ecologico» e «non rispettoso della specie». Il sistema digestivo delle mucche è abituato all’erba. I mangimi concentrati stimolano i bovini a dare più latte di quanto possano reggere. In realtà, gli studi hanno dimostrato che un’alta percentuale di erba nel foraggio ha conseguenze positive sulla salute delle mucche nonché sulla rendita dei contadini, che avranno meno conti da pagare dal veterinario. Anche i consumatori ne approfittano: il latte dei pascoli contiene infatti meno acidi grassi saturi e più acidi grassi insaturi. Le mucche di Perrin passano tutti i mesi estivi sui prati, che si estendono per oltre 60 ettari – e spesso ci passano anche la notte. In inverno ricevono da mangiare del fieno, che viene immagazzinato nel sottotetto della stalla. Ma quando la neve rimane sul suolo così a lungo, come è successo quest’anno, il foraggio può scarseggiare? «I lunghi inverni sono una cosa normale qui», spiega Loïc Perrin, i cui genitori ospitano regolarmente gli appassionati di sport invernali nel ristorante attiguo alla fattoria. Finora ci è sempre bastata l’erba dei prati circostanti, anche quando l’estate è stata straordinariamente secca e il raccolto povero. La neve e il freddo non impediscono alle mucche di uscire all’aperto, spiega Perrin. «A loro piace e sono ben protette dal loro pelo.» Dal 2014 la sua azienda partecipa al programma per il benessere degli animali della federazione RAUS. Il programma garantisce che le mucche vadano al pascolo almeno 13 giorni al mese durante l’inverno e almeno 26 giorni almese d’estate. Loïc Perrin ci conduce nell’area di pascolo, dove una dozzina di mucche si è gettata su una balla di foraggio. Il contadino spiega come questi sia tra l’altro anche un luogo d’elezione per la monta naturale. Il toro Pedro vanta già una progenie di 25 vitelli ed è indirettamente coinvolto nella nascita di molti altri vitelli. Alcune mucche, infatti, vanno in calore solo grazie alla presenza di un toro e questo rende possibile la fecondazione artificiale. Anche in questo caso quindi è la natura a dettare il ritmo.