A spasso sulla neve

È uno sport facile e appassionante che viene sempre più apprezzato. Un pioniere racconta come fu conquistato dalla passione per le racchette da neve. E ci svela le più belle gite da fare in Svizzera.

Serbo un ricordo ancora molto vivido della mia prima escursione con le racchette da neve in Svizzera, quasi esattamente 30 anni fa. Vidi per la prima volta le racchette da neve appese al muro in un negozio di caccia e pesca nella più remota Alaska e le comprai. In seguito, me le portai sul sobbalzante trenino che da ArthGoldau sale al Rigi. Il vagone era affollato, come nella maggior parte dei giorni invernali di nebbia alta, ed ero costantemente impegnato a spiegare i miei insoliti attrezzi ai viaggiatori che mi osservavano stupiti. Con la loro lunghezza di un metro e mezzo, spuntavano al di sopra delle nostre teste. Sul telaio in legno era tesa un’elaborata trama di corde, e agli attacchi erano fissate in modo poco pratico delle cordicelle piuttosto rigide. Ma non importava. La sensazione di affondare silenziosamente i passi nella fresca e polverosa neve invernale con ai piedi questi attrezzi giganti era qualcosa di assolutamente inedito. E soprattutto, qualcosa di semplicemente meraviglioso. La fine di queste mie prime racchette da neve arrivò rapidamente. Mi trovavo in Appenzello con la mia compagna e camminavo di buona lena, per non dire correvo, giù da un pendio. In un piccolo avvallamento, la gigante racchetta si incastrò a mo’ di ponte e il telaio si spezzò per l’eccessivo sforzo. Da allora, numerosi modelli sempre più avanzati mi hanno accompagnato nelle mie escursioni invernali. Dopo le prime racchette giganti, fu la volta di un modello sempre in legno, ma con un telaio più compatto e rotondo, a forma di zampa d’orso (come suggerisce il nome inglese bear paw). Poi, in tempi più moderni, acquistai delle racchette con telaio in alluminio e rivestimento in plastica. Tuttavia, sui percorsi più ripidi, non avevano alcuna presa e slittavano lateralmente. Così, dopo qualche anno, passai a un modello dotato di veri e propri ramponi cui, nel frattempo, erano stati anche installati ausili per la salita: ovvero una staffa che fungeva da grande tallone e facilitava l’ascesa su terreni scoscesi. Anche gli attacchi si erano evoluti e le cordicelle o chiusure a cricchetto adesso erano compatibili con la maggior parte delle scarpe. Il mio ultimo acquisto, ad esempio, ha un incavo particolare per il tallone che permette al piede di mantenere una postura naturale in discesa e di alleggerire il carico sulle ginocchia. Negli ultimi vent’anni, le racchette da neve si sono trasformate da hobby per pochi appassionati dai gusti originali a vero e proprio sport popolare. Ovviamente, molti fattori hanno favorito questo sviluppo. Le racchette da neve sono più economiche e leggere degli sci, possono essere portate sotto braccio o semplicemente fissate allo zaino. Bastano inoltre un paio di scarponi da trekking e i bastoni per essere perfettamente equipaggiati per un’escursione. Oltretutto, una giornata con le racchette da neve pesa molto meno sul portafoglio rispetto ad una in una stazione sciistica ben attrezzata. Ma la cosa più importante è al contempo anche la più bella: con le racchette da neve si può scendere dal treno o dall’autopostale e mettersi subito in cammino. Basta affondare i passi nella neve, seguendo le tracce degli altri o  lasciandone di proprie. Si può procedere al ritmo più congeniale e, invece di sfrecciare lungo un pendio, ci si muove con calma e in tutta tranquillità, godendosi il paesaggio. Nel nostro mondo rumoroso e frenetico, sempre più persone sono attratte dalla quiete della natura e da forme di movimento decelerato che sono tipiche di questo sport. Chiunque l’abbia provato lo sa: nulla è più rilassante di una giornata trascorsa in un incantevole paesaggio invernale con un bel paio di racchette da neve ai piedi.

Heinz Staffelbach